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Caldogno: dove nasce un mito
Roberto Baggio nasce il 18 febbraio 1967 a Caldogno, in provincia di Vicenza. A 11 anni entra nelle giovanili del Vicenza: a 15 esordisce in Serie B contro la Triestina. Nel 1985 la Fiorentina lo acquista, ma una settimana dopo si rompe il legamento crociato e il menisco del ginocchio destro: 220 punti di sutura, due anni di recupero. Il calcio italiano rischia di perdere un fuoriclasse prima ancora di averlo conosciuto.
Fiorentina: l’esplosione (1985-1990)
Tornato in campo, Baggio diventa il simbolo della Viola. Nelle stagioni 1988-89 e 1989-90 segna 32 gol totali in Serie A. Il 18 maggio 1990 la Juventus lo acquista per 25 miliardi di lire (cifra record mondiale dell’epoca): a Firenze scoppiano scontri di piazza, due giorni di disordini, decine di feriti. Nessun trasferimento in Italia ha mai generato tanto dolore tra i tifosi.
Juventus: il Pallone d’Oro (1990-1995)
Con la Juve vince 1 Scudetto (1994-95) e 1 Coppa UEFA (1992-93). Soprattutto, conquista il Pallone d’Oro 1993 e il FIFA World Player 1993: nessun italiano lo aveva mai vinto prima (Rivera lo aveva ottenuto nel 1969). È al culmine della carriera con 115 gol in 200 partite bianconere.
USA 1994: il Mondiale dell’eroe tragico
Negli Stati Uniti, Baggio trascina da solo l’Italia in finale: gol decisivi contro Nigeria (8°, doppietta), Spagna (quarti), Bulgaria (semifinale). Ma il 17 luglio 1994 al Rose Bowl di Pasadena contro il Brasile, dopo 120 minuti senza gol, ai rigori sbaglia l’ultimo. Il pallone in cielo è una delle immagini più iconiche del calcio italiano. “I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli”, dirà.
Milan e Bologna (1995-1998)
Nel 1995 Berlusconi e Galliani lo portano al Milan: vince lo Scudetto 1995-96 con Capello. Ma il modulo non lo esalta. Va al Bologna nel 1997: 22 gol in una stagione e ritorno in Nazionale. Le 222 presenze e 119 gol nei tre club di Serie A lo confermano fuoriclasse trasversale.
Inter (1998-2000)
Due stagioni nerazzurre con Lippi e Lucescu in panchina: 17 gol totali. Non è il Baggio di Firenze o Torino, ma l’eleganza in campo è intatta. Soprattutto, partecipa alla Coppa UEFA 1997-98 vinta dall’Inter contro la Lazio (anche se era già partito).
Brescia: il finale dolce (2000-2004)
A 33 anni firma col Brescia di Carlo Mazzone: scelta di cuore. Quattro stagioni in cui regala momenti memorabili: gol di tacco, punizioni perfette, assist da fantasista totale. Si ritira nel maggio 2004 a 37 anni con la maglia numero 10 lombarda. Il ritiro è celebrato in Nazionale durante un’amichevole contro la Spagna a Genova.
Numeri di un divin codino
- Pallone d’Oro 1993 + FIFA World Player 1993
- 205 gol in 452 partite di Serie A
- 27 gol in 56 presenze in Nazionale
- 2 Scudetti (1994-95 Juve, 1995-96 Milan)
- 1 Coppa Italia + 1 Coppa UEFA con la Juve
- 3 Mondiali (1990, 1994, 1998)
Lo stile Baggio
Baggio era trequartista puro: stop di petto, dribbling stretto, sinistro chirurgico nei calci piazzati. La sua firma erano le punizioni: 27 gol da fermo in carriera. Aveva una visione di gioco che gli faceva vedere passaggi che gli altri non vedevano. La coda di cavallo (da cui il soprannome “Divin Codino”) era il suo marchio anche fuori dal campo.
Buddhismo e umanità
Baggio è anche storia di un uomo: convertitosi al buddhismo nel 1988, ha praticato la fede tutta la vita. Ha sostenuto progetti umanitari in Haiti, Birmania e Repubblica Dominicana. Per i tifosi italiani resta il Divin Codino, simbolo di un calcio italiano che combinava tecnica purissima e classe umana.
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