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Ronaldinho: la magia del Barcellona e il sorriso che ha cambiato il calcio

Ronaldinho

Da Porto Alegre al sogno europeo

Ronaldo de Assis Moreira, conosciuto come Ronaldinho Gaúcho, nasce il 21 marzo 1980 a Porto Alegre, in Brasile. Cresce nelle giovanili del Grêmio dove esordisce nel 1998 e si fa notare per dribbling impossibili e un sorriso contagioso. Nel 2001 il Paris Saint-Germain lo acquista per 5 milioni di euro: due stagioni in Francia gli servono per affinare il talento e diventare oggetto del desiderio di mezza Europa.

Barcellona: l’era d’oro (2003-2008)

Nell’estate 2003 il Barça lo acquista per 30 milioni dopo la trattativa fallita con il Manchester United. È l’inizio di un’era: con Frank Rijkaard in panchina, Ronaldinho guida un Barcellona che torna ai vertici dopo anni difficili. Vince 2 Liga consecutive (2004-05 e 2005-06) e la UEFA Champions League 2006 contro l’Arsenal a Parigi.

Il Pallone d’Oro 2005

Nel 2005 conquista il Pallone d’Oro e il FIFA World Player (lo aveva già vinto nel 2004 e lo rivincerà nel 2005). È al culmine: tunnel, sombreri, no-look pass, punizioni geniali. Il 19 novembre 2005 segna due gol al Bernabéu nel 3-0 al Real Madrid, e l’intero stadio madrilista lo applaude in piedi: un omaggio rarissimo riservato a un avversario.

Brasile: il Mondiale 2002

Con la Seleção conquista il Mondiale 2002 in Corea-Giappone insieme a Ronaldo, Rivaldo e una generazione irripetibile. La sua punizione “imprendibile” da 40 metri al portiere inglese David Seaman nei quarti di finale resta uno dei gol più discussi della storia mondiale: tiro o cross? Nessuno lo sa, ma il risultato è entrato nella leggenda.

Milan: la parentesi italiana (2008-2011)

Nel 2008 Adriano Galliani lo porta al Milan per 25 milioni di euro. La squadra rossonera vive una fase di transizione e Ronaldinho non ritrova i livelli del Barcellona, ma regala comunque magie e contribuisce allo Scudetto 2010-11 con Massimiliano Allegri. Forma un trio creativo con Pirlo e Pato che entusiasma San Siro.

Lo stile inconfondibile

Elastico (la finta che porta il suo nome), no-look pass, tiri al volo, punizioni a effetto: Ronaldinho ha riportato nel calcio europeo la gioia del calcio brasiliano di strada. Si allenava sempre col sorriso, dispensava assist senza guardare e trasmetteva un messaggio: il calcio è gioco, prima che lavoro. Una filosofia che ha influenzato generazioni di giovani giocatori, da Neymar a Vinicius.

Il ritorno in Brasile e il ritiro

Nel 2011 torna in Brasile al Flamengo, poi Atletico Mineiro (vincendo la Copa Libertadores 2013), Querétaro in Messico e infine Fluminense. Si ritira il 16 gennaio 2018 a 37 anni, dopo aver vinto praticamente tutto.

Trofei e numeri

  • 1 Coppa del Mondo (Brasile 2002)
  • 1 UEFA Champions League (Barcellona 2006)
  • 1 Copa Libertadores (Atletico Mineiro 2013)
  • 2 FIFA World Player (2004, 2005)
  • 1 Pallone d’Oro (2005)
  • 2 Liga + 1 Serie A
  • Oltre 250 gol in carriera tra club e nazionale

L’eredità del fenomeno sorridente

Ronaldinho ha dimostrato che si può vincere divertendosi. Lionel Messi, suo erede al Barcellona, ha sempre detto: “Senza Ronaldinho non sarei diventato quello che sono”. Il suo numero 10 blaugrana è una delle maglie più iconiche degli anni 2000, accanto a quella verdeoro del Brasile mondiale.

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